di Michele Pisano

David Mazzerelli ha 28 anni ed è responsabile del movimento Tea Party Italia. Gli chiedo cosa significhi per lui stare oggi nel nuovo soggetto politico che ha messo piede anche nel nostro Paese.
Mazzerelli, lei è responsabile del Tea Party Italia. Dopo il boom del movimento statunitense , pensate di costruire un analogo pensiero politico nel nostro Paese?
Il lavoro da fare in Italia è doppio rispetto rispetto agli Usa. Là si protesta per gli attacchi quotidiani alla libertà economica che vengono perpetrati dall’amministrazione Obama e contro la nomenclatura repubblicana, ritenuta vecchia e inefficace. Si lotta per i principi della costituzione che inizia con “we the people…”. Qua da noi dobbiamo prima far comprendere alla gente cosa sia la libertà e poi provare a cambiare le cose. Ovviamente senza ispirarci troppo alla nostra costituzione…
Negli Usa il Republican Party si affida ai nuovi conservatori. Il GOP è in crisi, e molti candidati dei Tea Party sono dati vincenti alle midterm elections. Solo loro possono risollevare le sorti dell’elefantino?
Molti hanno detto che i Tea Party sono nocivi in primis al GOP. Io non penso sia vero. I Tea Party rappresentano un malcontento ma oltre alle critiche sono fertili di proposte, proposte di candidati innanzitutto. Persone spesso giovani, lontane dai palazzi, volti freschi e nuovi (spesso con pochissime risorse economiche alle spalle) che si ritroveranno a combattare a novembre contro alcuni mostri sacri di Washington. Credo che non risolleveranno le sorti del GOP di oggi ma contribuiranno decisamente a costruirne uno del tutto nuovo, sicuramente più popolare tra la gente e, dal mio punto di vista, indubbiamente migliore.
Tra qualche mese si darà gambe all’organizzazione , all’interno dei partiti, delle primarie che porteranno alla scelta del candidato ufficiale alle presidenziali 2012. Si sbilanci, chi sarà il candidato ufficiale del Tea Party all’interno del GOP?
In un’era in cui un presidente come Obama dall’essere campione di popolarità diventa tanto impopolare nel giro di un anno e mezzo, c’è da aspettarsi veloci ascese e repentine cadute. E’ un pò la logica del web, che comanda l’informazione ed è sempre più spesso decisiva anche nella propaganda. Non so fare pronostici dunque, per simpatie personali vedrei bene il bravo e poco conosciuto governatore dell’Indiana Mitch Daniels. Sicuramente si ripresenterà Mitt Romney, improbabile la Palin.
La responsabile dei Tea Party di Long Island, che ci venne a trovare a Firenze un mese fa, mi disse che l’obiettivo (nemmeno tanto segreto) è avere un presidente “teapartista” nel 2012… Non la vedo un’ipotesi impossibile.
Ron Paul vanta un ottimo seguito nell’elettorato statunitense, e soprattutto trasversale. Attualmente si tiene ai margini del movimento. E’ oramai sicura una sua candidatura alle primarie. Cosa ne pensa di questo interessante e controverso politico?
Lessi un recente sondaggio che lo vedeva appena 1-2 punti sotto Barack Obama. Credo che il sondaggio fosse troppo lusinghiero, così come lusinghiera sarebbe una sua nomination 2012, benchè probabilmente meritata “per meriti sul campo”.
Adoro Ron Paul riguardo la politica economica e anche per i family values. Non ho condiviso alcune sue posizioni sulla politica estera ma, ancora una volta, siamo sulla mia sfera personale. L’anagrafe è comunque impietosa e credo che sarebbe più interessante vedere in campo suo figlio Rand, che sta dimostrando un ottimo piglio.
Il pensiero iper liberista e anti tasse che fa proseliti negli Usa è adatto al periodo storico che affronta l’Italia? Non pensa che il liberismo selvaggio e la globalizzazione senza regole sia invece un boomerang per la nostra comunità?
Il liberismo selvaggio non è applicato in nessuna parte del mondo, che mi risulti. Il boomerang per la nostra comunità, o meglio per l’occidente, è semmai trincerarsi nel proprio fortino mentre fuori miliardi di individui ci attaccano a livello economico, culturale, religioso… E’ una battaglia persa in partenza. La soluzione – al solito – viene solo dalla libertà: di mercato innanzitutto e di vivere in una società in cui lo stato non abbia grosso peso e l’individuo ne abbia moltissimo. Su questo in Europa siamo messi molto male perchè la UE va esattamente nella direzione opposta, condannando il vecchio continente ad una inesorabile agonia.
Temi bio-etici e dura lotta all’immigrazione. Ci sembra che all’interno del movimento italiano le posizioni siano più varie rispetto a quello statunitense, che dimostra di essere composto quasi esclusivamente da bianchi e fortemente teo-con . Come vi ponete con questa differenza non di poco conto?
Non è propriamente vero che i Tea Party americani sono quasi esclusivamente teo-con. La componente libertaria è presente e anche moltissimi elettori democratici adesso appoggiano il movimento. Non è quindi un movimento confessionale come vogliono dipingere i media europei, ma molto più variegato e composito. In Italia, nel nostro piccolo, cerchiamo di focalizzarci esclusivamente su temi economici, tralasciando per adesso le questioni “morali” che porterebbero sicuramente più divisioni che frutti. Credo che nel nostro paese liberali, libertari, conservatori, mondo cattolico, sinistra liberale e quant’altri, possano trovare un terreno comune sui temi cruciali del “meno tasse e meno spesa pubblica”.
Silvio Berlusconi auspica una sorta di Tea Party all’interno del Pdl, Generazione Italia di Gianfranco Fini ne vuole ricalcare il modello. Siete destinati a scegliere o rimarrete movimento d’opinione indipendente?
E’ abbastanza curioso che siano i politici ad invocare “modelli Tea Party” o addirittura che pensino di lanciarne uno. Il Tea Party è un movimento “bottom-up”, tendenzialmente contro il potere centrale, ed è un paradosso dunque che sia proprio quel potere a volerlo fare proprio. Un simile tentativo sarebbe destinata a durare molto poco.
Per quanto ci riguarda, come più volte ribadito, non abbiamo intenzione nè di aderire nè di scegliere una parte. Andiamo avanti orgogliosi della nostra indipendenza, sapendo che le difficoltà sono e saranno tante ma che la causa è quella giusta.