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Pisano (Fdi): "Per la Sardegna un piano per il lavoro"
post pubblicato in Diario, il 19 novembre 2017


di Michele Pisano 


L’assembleacongressuale è stata l’occasione perché Fratelli d’Italia facesse il puntodella situazione e delle prospettive della coalizione di centrodestra in vistadi appuntamenti elettorali che ci saranno nel giro di un anno e mezzo: duetornate di elezioni amministrative, le politiche, le regionali e le europee.

 

In questi mesi sarà necessario che il partito incentivi il rapporto con il territorio, costituisca circoli, svolga attività ed sia propositivo. Anche il movimento giovanile ha un ruolo importante in queste dinamiche. Tanto più perché, nel caso di Fratelli d’Italia, il partito e il movimento giovanile sono autonomi ma, allo stesso tempo, i giovani hanno un ruolo importante nel partito, sono dirigenti,amministratori locali e referenti dei territori, e i cosiddetti quadri del partito e i suoi eletti sono vicini al movimento giovanile. Questo è un elemento positivo: non c’è uno scollamento tra le due realtà, sia nel contesto della città metropolitana sia nel resto della provincia cagliaritana.

 

E dovendo affrontare appuntamenti elettorali tanto importanti il partito deve avere le idee chiare sulle decisioni politiche da attuare una volta al governo della Regione Sardegna. Veniamo da una giunta regionale che non è stata capace di prendere decisioni coraggiose: una giunta di persone preparate ma inadeguata all’amministrazione pubblica e all’attuazione delle politiche. E il centrodestra stesso non può rischiare di candidarsi, vincere e navigare a vista.

 

Prima di tutto, serve un piano per il lavoro. Un progetto che sia possibile mettere in atto, di cui si sappia dove reperire le risorse e gli effetti conseguenti. I numeri ci parlano chiaro: secondo i dati ISTAT, c’è una disoccupazione al 15 per cento,minore rispetto al resto del mezzogiorno italiano, in cui si attesta attorno al 19 per cento, ma sensibilmente maggiore rispetto ai dati del nord e del centro Italia, in cui è rispettivamente al 6 e al 9.

 

Rimane poi l’aspetto forse più drammatico, che è quello degli inattivi, di chi non cerca lavoro, ma soprattutto le persone talmente scoraggiate da aver smesso di cercare lavoro.

 

Dobbiamo quindi,essere in grado di fare da una parte i giusti investimenti, ma con la consapevolezza che questi non potranno mai bastare: dall’altra è necessario un piano di defiscalizzazioni, che permetterebbe realmente di rendere più facile creare un’attività stabile. Basti pensare che già nel 2013 si era intervenuti sull’IRAP, riducendolo del 70 per cento. Tasse in meno per chi decide di continuare a tenere in piedi un’impresa ma su cui grava il peso delle imposte dirette e indirette. Laddove la Regione sarda potrà intervenire, sarà opportuno che ciò avvenga: ci sono ancora sacche di spesa pubblica che appesantisce la macchina pubblica regionale rendendo certi settori inefficienti.

Insomma, menosprechi, meno tasse, più investimenti.

 

Ricordo, per esempio,che un ottimo investimento era il Piano per l’occupazione e il lavoro giovanile, che permetteva a migliaia di giovani sardi di lavorare nella Pubblica Amministrazione: non solo quindi fare un’esperienza diretta con uno stipendio adeguato, seppur a tempo determinato, ma anche mettere nel curriculum l’attività svolta da far valere in un concorso pubblico come titolo.Investimento significa anche questo. Non pensare solo a riempire la pancia oggi, ma anche studiare e applicare il modo attraverso cui domani si potrà camminare con le proprie gambe. Questo implica ripensare tutto l’apparato industriale sardo, caratterizzato da un investimento pubblico che ha manifestato tutta la sua poca appropriatezza. Vogliamo un’industria pesante o un’industria che punti alla ricerca? Dobbiamo porci queste domande.

 

Pensare al domani significa riprendere in mano la formazione professionale in Sardegna: siamo arrivati alla società che denigra i mestieri e ridicolizza l’artigianato.

Investiamo anche suquesto. Non possiamo pensare di avere una società in cui immense fette dimercato siano abbandonante a sé stesse, senza professionisti del mestiere e conuna sovrabbondanza in altri settori.

 

La Sardegna quindi,che si pone di per sé in un posizione terza rispetto al Nord Italia e al Mezzogiorno, non può copiare sistemi di altre realtà, ma deve essere in grado di fare una propria proposta. Dobbiamo capire in che modo la Pubblica Amministrazione sta perseguendo la sfida della semplificazione e della digitalizzazione; dobbiamo inoltre recepire le istanze dei diversi settori,penso al mondo agricolo, ortofrutticolo e d’allevamento, alla pesca, all’artigianato. Dobbiamo, inoltre, riallacciare i nodi con i sindacati, che spesso non sono stati teneri, ma questo fa parte del gioco. Saper scendere dal piedistallo, come ha il mondo degli accademici, ci porrà in una posizione favorevole.

 

Quindi, in conclusione, come Fratelli d’Italia dobbiamo ritagliarci un ruolo importante nella coalizione. Il partito cresce ma dobbiamo essere ancora più forti e credibili. Questo avverrà se metteremo al primo posto dell’agenda politica la sfida del lavoro, e soprattutto se sapremmo affrontarla a testa alta e con le giuste soluzioni.

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