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presidente regionale gioventù nazionale, dirigente fratelli d'italia, consigliere comunale
Tassa sui petrolieri già a luglio
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 3 giugno 2008


LUSSEMBURGO - «In tempi straordinari servono forme di prelievo straordinarie». Con queste parole il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha ribadito l'intenzione del governo di applicare la cosiddetta «Robin Hood Tax» sui profitti delle compagnie petrolifere.

FORSE GIA' IN DPEF A LUGLIO - Sulla tempistica del provvedimento, tremonti ha spiegato che il governo pensa di inserire la Robin Hood Tax già nel Dpef. «E’ un’ipotesi», ha spiegato il ministro dell’Economia. La tassa sarà «generalizzata» e «non avrà effetti distorsivi sulla concorrenza», oltre a essere «un’imposta etica, che io sono convinto sia una cosa giusta. E per questo la faremo».

«INIZIATIVA NAZIONALE» - Il principio è quello di tassare le compagnie petrolifere per ridistribuire le ricchezze ai più deboli. Nel corso di una conferenza stampa al termine dell’Eurogruppo, Tremonti ha descritto così la Robin Hood Tax: «L’idea è di ragionare sui profitti e non di applicazione dell’Iva alla pompa», anche perché «tra il prezzo alla pompa e quello che c’è dietro in mezzo c’è il barile con sopra una bottiglia di champagne, che è la speculazione». Tremonti ha spiegato che «non c’è nulla di definitivo, ma a noi sembra che dato il drammatico bisogno degli strati più deboli questo tipo di prelievo Robin Hood abbia senso», ha aggiunto Tremonti. «Sono temi che vedono vicino la destra e la sinistra - ha spiegato - E’ necessario che ci sia un’informativa in Europa, ma queste sono iniziative assolutamente nazionali».

L'UE APRE - «È una delle possibilità, non dico di no». Così il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker ha commentato la proposta di una «Robin Hood Tax» sugli utili delle compagnie petrolifere avanzata dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

NO A FINANZIARIA VECCHIO STILE - Il governo farà una correzione da 30 miliardi in 3 anni. Anche questo annuncio è arrivato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il responsabile del dicastero di via XX settembre ha spiegato che «il nostro obiettivo è fare un decreto, accanto al Dpef - documento che ha fatto il suo tempo - che avrà la parte triennale di stabilizzazione finanziaria e un piano di rilancio dell’economia. Un provvedimento legislativo che anticipa la finanziaria e che pensiamo di fare entro l’estate. Subito dopo il collegato. Una finanziaria che inizia al 15 settembre e finisce a dicembre non la vogliamo fare, vogliamo un decreto prima dell’estate con un contenuto triennale, che avrà la forma di una finanziaria, ma non un provvedimento omnibus che diventa un meccanismo di caos assoluto», ha sottolineato.


www.corriere.it




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L'immigrazione clandestina sarà reato
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 21 maggio 2008


ROMA - Il reato di immigrazione clandestina sarà introdotto per disegno di legge (Ddl) e prevederà una pena da sei mesi a quattro anni di carcere. È quanto prevede l'ultima bozza di ddl del pacchetto sicurezza (composto da un decreto, un ddl e tre decreti legislativi) all'esame del pre-Consiglio dei ministri martedì sera. Nella bozza di decreto (che presuppone i requisiti di necessità e urgenza), resta invece l'aggravamento di un terzo della pena nel caso di reati commessi da stranieri irregolari.
Il giudice potrà ordinare l'espulsione di uno straniero o l'allontanamento dal territorio italiano del cittadino appartenente a uno Stato membro dell'Unione europea, oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge, «quando lo straniero sia condannato alla reclusione per un tempo superiore ai due anni». È quanto prevede l'articolo 1 del Decreto legge del pacchetto sicurezza. Con questo provvedimento viene cambiato l'articolo 235 del Codice penale relativo «all'espulsione o allontanamento dello straniero dallo Stato».



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Si deciderà l'8
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 3 aprile 2008


 ROMA - Il Tar del Lazio deciderà l'8 aprile nel merito il ricorso presentato dalla Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza per chiedere di ammettere il partito alle elezioni del 13 e 14 aprile. La data dell'udienza è stata fissata dopo che il Consiglio di Stato, ribaltando il verdetto del Tar che in prima istanza aveva detto no alla sospensione di esclusione della Dc, ha riammesso la lista alle votazioni.

Il tribunale amministrativo avrà davanti tre possibilità: affermare la propria incompetenza a decidere in quanto l'oggetto del ricorso non rientra nella propria giurisdizione, oppure accogliere o rigettare il ricorso stesso. In ogni caso, la decisione non sarà risolutiva, dal momento che sarà comunque possibile presentare un nuovo ricorso al Consiglio di Stato.

A complicare la vicenda c'è poi la richiesta avanzata dal ministero dell'Interno al Consiglio di Stato di revocare la decisione con cui la Dc è stata riammessa alle elezioni. La nuova istanza, per la verità, al momento non risulta ancora depositata. Ma la partita più importante è quella che si gioca in Cassazione dove il Viminale ha presentato un ricorso per chiedere che si stabilisca una volta per tutte se la giustizia amministrativa è competente o meno a decidere su questo tipo di controversie. In caso di esito negativo, la questione verrebbe sottratta sia al Consiglio di Stato che al Tar e verrebbe rimessa al giudice competente.

La possibilità ventilata dal ministro Amato di un possibile rinvio del voto fissato per il 13 e il 14 aprile non è stata accolta di buon grado né dal candidato premier del Pdl Silvio Berlusconi nè dal leader del Pd suo avversario Walter Veltroni. «Faccio un appello alla Dc affinché abbia senso di responsabilità e rinunci alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale», ha detrto il Cavaliere. Contrario allo slittamento anche Walter Veltroni. Durante il suo tour elettorale in Sardegna il leader del Pd dice che «sarebbe un colpo di immagine gravissimo per il Paese».





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Romagnoli, assurdo rinvio voto
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 2 aprile 2008


Roma, 2 apr. - ”Rinviare il voto a causa del  ritorno in corda dello Scudosaurus triassico della Dc di Pizza e’ davvero un assurdo spreco di denaro pubblico”. Non usa mezzi termini  il segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, che si dice contrario a uno slittamento delle elezioni.       ”Non andare ora alle urne - spiega l’eurodeputato di Fiamma -  non solo sarebbe un danno per i piccoli partiti che, a dispetto dei grandi finanziatori del ‘voto utile’, pagano di tasca propria anche i manifesti, ma e’ un danno soprattutto per le tasche degli italiani. A chi si devono chiedere i danni di questa sarabanda che sembra  preludere a un altro inciucio nell’inciucio”?
”Se Pizza e il paleozoico della politica italiana chiedono spazi in tv - taglia corto - i signori del tubo catodico li diano  finalmente anche alla Fiamma Tricolore, che corre con la Destra di Storace nell’unica lista alternativa agli arroganti della politica.  Dopo Di Pietro, l’Agcom per una questione di giustizia si occupi anche della Fiamma”.



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Boselli, un giudice decide la data delle elezioni
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 2 aprile 2008


 “Un giudice ha deciso le sorti del governo e un giudice vuol decidere la data delle elezioni”.  Così Enrico Boselli , commenta l’ipotesi di uno slittamento delle elezioni dopo la riammissione della Dc di Giuseppe Pizza da parte del Consiglio di Stato. “Nel caso Mastella – continua Boselli - con la complicità politica del ministro Di Pietro, premiato per aver sgombrato la strada alle ambizioni di Veltroni, si è provveduto su pubblica piazza alla ‘decapitazione’ di un ministro. Nella vicenda Pizza, un altro giudice, rischia oggi di portarci a un rinvio delle elezioni. Siamo di fronte a una continua interferenza di parte della magistratura nella vita democratica del Paese. Chiediamo con fermezza alle sezioni riunite della Corte di Cassazione – conclude Boselli - di decidere in tempi rapidissimi per ridare serenità e sacralità a un atto fondamentale per la democrazia qual è il voto”.
Angius: lripugnanza per l'uso politico della giustizia. Craxi: una pagina nera della giustizia italiana



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Manzione, Italia inadeguata
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 2 aprile 2008


Dichiarazione del sen. Roberto Manzione, Coordinatore nazionale di Unione Democratica per i Consumatori: “La macchina elettorale si è sostenuta sinora su una incongruenza tipicamente italiana. Sulle richieste reiterate della DC di Pizza che, forte di una sentenza esecutiva che le attribuiva l’esclusiva del simbolo dello scudo crociato, pretendeva legittimamente di poter partecipare alle prossime competizioni elettorali, molti avevano deciso di non decidere. Il Tar Lazio aveva sostenuto di non essere competente a decidere contro il provvedimento di esclusione del simbolo giacchè tutta quella materia rientrava nell’esclusiva competenza delle Camere in forza dell’art.66 della Costituzione (“Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti…”), mentre il Senato –con due relazioni approvate a maggioranza- aveva ugualmente escluso la sua competenza a decidere sui titoli di ammissione di simboli e liste. Insomma, il sistema si reggeva su una doppia dichiarata incompetenza che se danneggiava i ricorrenti e qualificava l’Italia come un paese incivile (non era previsto alcun giudice a …Berlino), consentiva però al sistema elettorale di andare avanti. Dopo la decisione pronunciata ieri dal Consiglio di Stato, la musica è profondamente cambiata perché qualcuno ha avuto il coraggio di assumersi l’onere di decidere e –rilevate le buone ragioni della DC di Pizza- ha ordinato l’inclusione di quella lista nelle elezioni politiche previste nella regione Lazio. Questa decisione comporta conseguentemente una serie di gravissime questioni:

1) E’ vero che la decisione è vincolante soltanto per le elezioni politiche nella regione Lazio, ma è pur vero che gli altri ricorsi pendenti nelle altre regioni dovrebbero verosimilmente subire la stessa sorte; ecco perché il primo problema è quello di valutare se estendere –come sarebbe normale in un paese giuridicamente evoluto- la valenza del giudicato a tutto il territorio nazionale o se, invece, aspettare le singole decisioni che di fatto paralizzeranno le elezioni, giacchè comporteranno quantomeno una modifica delle singole schede elettorali regionali per aggiungere la lista neo ammessa;

2)Il secondo aspetto è ancora più inquietante, perché l’ammissione della lista della DC di Pizza comporterà obbligatoriamente –per garantire la regolarità teorica della consultazione elettorale- la necessità di consentire a quella lista la possibilità di fare una adeguata campagna elettorale in condizione di par condicio, cosa assolutamente impossibile senza immaginare l’evenienza di un differimento della data di voto di almeno tre settimane;

3) Ma l’eventuale differimento delle elezioni nazionali come si concilierebbe con le disposizioni del decreto legge che le ha accorpate alle elezioni amministrative?

4) Se però dovesse esserci il differimento del voto, si entrerebbe in contrasto con l’art.61 della Costituzione che prevede un termine massimo (70 giorni dallo scioglimento) per le nuove elezioni.

Su queste problematiche molto serie –e su quelle sollevate nella conferenza stampa di ieri- ci confronteremo con la delegazione dell’Osce che incontreremo domani alle ore 15 al Senato, mentre il sistema delle vestali italiane dell’informazione continua ad intrattenere l’opinione pubblica enfatizzando il nulla che quotidianamente ci propinano Veltroni e Berlusconi,e mentre l’Agcom continua a sfornare decisioni che nessuno rispetta.

Purtroppo questa è l’Italia, che noi vorremmo cambiare.”




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Udc, rinvio non ci preoccupa
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 2 aprile 2008


Roma, 2 apr. (Apcom) - "E' una eventualità che non ci preoccupa, così come non ci preoccupano le pretese della Dc di Pizza. La storia dell'Udc e del nostro rapporto con lo Scudo Crociato è lineare. Il problema semmai è di Berlusconi che non riesce a controllare i partiti creati in laboratorio". Lo afferma Francesco Pionati, portavoce dell'Udc, in merito al possibile rinvio delle elezioni.



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Bertinotti, no al rinvio delle elezioni
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 2 aprile 2008


Il rinvio delle elezioni non verrebbe compreso e accentuerebbe il rigetto dei cittadini per la politica. Lo ha sostenuto il candidato-premier della Sinistra-Arcobaleno, Fausto Bertinotti, commentando l’ipotesi di uno spostamento delle consultazioni politiche, a causa della riammissione della lista della Dc di Giuseppe Pizza alla competizione elettorale. “Posso solo fare una considerazione politica -ha affermato Bertinotti- se la campagna elettorale non avesse una conclusione fisiologica, si accentuerebbe uno stato di smarrimento nel Paese”. “Il rinvio -ha proseguito- verrebbe percepito nel Paese come la dilatazione dell’incertezza. Se neanche le elezioni vengono piu’ fatte nel giorno previsto e la campagna elettorale protrarsi indefinitivamente, verrebbe messa a rischio la partecipazione alle elezioni. In Italia la campagna elettorale e’ gia’ molto lunga, se poi diventa patologicamente lunga, allora il rischio e’ che si produca un’assuefazione e un rigetto da parte del Paese. Non discuto sul versante del diritto, ma da un punto di vista politico -conclude Bertinotti- il rischio e’ evidente: la sfiducia investirebbe l’intero sistema”.




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Santanchè, sono pazzi a proporre il voto agli immigrati
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 1 aprile 2008


“Sono impazziti a dare il voto agli immigrati”. QUesto il commento di Daniela Santanchè, in onda su ‘Aria Pulita’ (7Gold-Telecity), all’ipotesi di dare il voto agli immigrati per le aministrative. “Oggi con la situazone d’emergenza candestini che c’è in Italia - ha proseguito la Santanchè - dare il voto agli immigrati non è la nostra precedenza. La Destra si preoccuperà della casa per gli italiani, dei mutui, del precariato, del carovita e dei pensionati…”. “La legge sull’immigrazione Bossi-Fini - ha aggiunto la Santanchè - è blanda e non va bene. Non vanno bene quegli articoli della legge che riguardano le espulsioni, che alla fine dei conti non si riescono a fare”. “Bisogna dare - ha concluso - più potere ai Prefetti e fare singole espulsioni”.



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Par condicio violata, Boselli: aboliamo il canone
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 1 aprile 2008


Quanto i socialisti andavano denunciando da tempo, lamentando un oscuramento da parte dell’informazione radiotelevisiva pubblica e privata, a dispetto della par condicio, è stato riconosciuto dall’Agcom. L’autorità per le garanzie sulle telecomunicazioni ha, infatti, accolto il nostro esposto totalmente, accertando la discriminazione a nostro danno da parte dei notiziari Tg1, Tg4, La7 e Mtv, e ha disposto con ben quattro delibere il ripristino della legalità per garantire una corretta informazione in un campagna elettorale fino ad oggi squilibrata e di parte.
Il presidente della Rai, due settimane fa, dopo la prima protesta a via Teulada quando Enrico Boselli abbandonò lo studio di ‘Porta a Porta’, aveva assicurato che avrebbe affrontato il problema. È invece non è successo nulla.
Per questo, i socialisti per la seconda volta, hanno organizzato un presidio della sede Rai di via Teulada per chiedere l’applicazione delle delibere e per protestare in particolare contro Anno Zero e il suo conduttore Michele Santoro, campione di faziosità che in ben 74 puntate e in quasi tre anni, è riuscito a non invitare mai Enrico Boselli. Compito della Rai, che è servizio pubblico, è quello di informare in modo completo i cittadini ed è evidente che è venuto meno a questo ruolo proprio in un momento delicato per la democrazia come quello delle elezioni politiche generali. I socialisti come hanno già fatto nella precedente legislatura con una specifica proposta di legge, si impegnano a proseguire questa battaglia per creare le condizioni per un’informazione realmente libera e non asservita ai partiti e daranno vita a una campagna per l’abolizione del canone Rai, che garantirebbe una reale competizione di mercato sia dal punto di vista dell’informazione che delle risorse pubblicitarie.
“Mi trovo - ha spiegato Boselli - in questa curiosa situazione di una campagna elettorale in cui c'e' una Serie A, Berlusconi e Veltroni, una Serie B, Bertinotti e Casini, e poi c'e' una Serie C in cui ci sono io in compagnia della signora Santanche', e poi, come li vogliamo definire'? i poveracci”. ”Ma chi e' che ha deciso questo? Chi e' che ha deciso che io non posso partecipare a nessun contraddittorio con altri candidati? La par condicio - ha affermato Boselli - non esiste, basta guardare i dati che la Rai ha fornito dei suoi telegiornali. L’oscuramento che ci è stato imposto dai principali mezzi di informazione, a cominciare dalla Rai , che è un servizio pubblico, e da alcune trasmissioni di approfondimento, è scandaloso. Non ci tratta certo meglio Mediaset, per non parlare dei grandi giornali d'informazione come il Corriere della Sera.

 




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Casini, da Berlusconi e Veltroni solo promesse
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 1 aprile 2008


 (ANSA) - NAPOLI, 1 APR - ’Una promessa improbabile’. Cosi’ il candidato premier dell’udc Pier Ferdinando Casini boccia la proposta del candidato del Pd Walter Veltroni, di tagliare 5000 leggi. ’Berlusconi e Veltroni - ha detto Casini a margine di un incontro con gli industriali partenopei - si stanno inseguendo su un terreno che purtroppo sfiora il ridicolo. Tutti sanno che queste promesse sono destinate a rimanere vuote retoriche, affermazioni prive di senso’. Per Casini, se Veltroni vuole dare un segnale reale deve far dimettere Bassolino. ’Cosi’ - ha concluso - sara’ piu’ credibile agli occhi di tutti gli italiani’.



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Bertinotti, dopo il voto dialogo con i socialisti
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 1 aprile 2008


 Roma, 1 apr. - (Adnkronos) - "La questione della presenza di una forza socialista in Italia e' un problema aperto, che in questa campagna elettorale non ha una risposta convincete". Lo ha detto Fausto Bertinotti nel corso di 'Bertinet', una conferenza in diretta su Internet, radio e Tv. "Alla conclusione della campagna elettorale la Sinistra arcobaleno, se avra' successo, dovre' aprire un discorso con i socialisti e la storia socialista in Italia -dice Bertinotti-. Un dialogo andra' aperto dopo le elezioni con le componenti iteressate alle sorti della sinistra italiana". Con i socialisti, ha spiegato il candidato leader della Sinistra, c'e' "vicinanza sulla laicita', mentre la parte molto diversa e' la politica economica e sociale. I socialisti si sono andati convincendo dell'utilita' di una politica sostanzialmente liberale, una idea di privatizzazione liberale che ha fatto fallimento".



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Bianchi lascia il Pdci, passa con Veltroni
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 27 marzo 2008


ROMA - E ora sono tutti curiosi di sapere se cambierà idea su Alitalia, per allinearsi a quella del ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa Monta la polemica, in Calabria, dopo la notizia dell'adesione di Alessandro Bianchi, ministro dei Trasporti, al Partito democratico. Bianchi, già rettore dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria, è stato eletto nell'esecutivo guidato da Romano Prodi su indicazione del segretario del Pdci, Oliviero Diliberto.

FINITO IL FEELING CON IL PDCI - Il «feeling» tra il «tecnico» Bianchi e il Pdci calabrese è durato però davvero lo spazio di un mattino. Le polemiche tra i vertici regionali del partito e l'ex rettore dell'ateneo reggino non si sono mai placate e, anzi, hanno avuto strascichi assai velenosi con ripercussioni nelle assise congressuali e con l'approvazione di mozioni di sfiducia nei suoi confronti. «Oggi, finalmente - afferma il segretario provinciale del Pdci di Reggio Calabria, Enzo Infantino - si chiude una vicenda che ha provocato un colossale equivoco la cui lezione purtroppo è sotto gli occhi di tutti: la coerenza per qualcuno è una finzione per altri, come noi, è un valore insopprimibile». «Il ministro dei record negativi, sempre ultimo nella classifica degli indici di gradimento degli italiani - prosegue Infantino - saluta il Pdci e la Sinistra l'Arcobaleno, la cui nascita era stata osannata dallo stesso fino a quando ha capito che nessuno lo avrebbe candidato, ed è passato armi (poche) e bagagli (tanti) alla corte di Veltroni».





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Tratto da www.effedieffe.com
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 27 marzo 2008


Quale dovrebbe essere un programma elettorale che risponda realmente all’interesse del popolo italiano [e che, se adeguatamente divulgato, probabilmente sbancherebbe nei consensi dall’estrema destra all’estrema sinistra, ad eccezione, per ignoranza, condizionamento mentale, paura, ambizione, interesse ed avidità solo dei complici dei «poteri forti internazionali»]?
Questi, in ipotesi, i punti/obiettivi salienti:

1)  Recupero della piena sovranità politica e diplomatica dell’Italia, perduta a favore degli Stati Uniti e dei «poteri forti internazionali» che li controllano.

2)  Revisione del Trattato di Maastricht, per impedire ai governatori della Banca Centrale
di imporre al governo italiano la politica economica e sociale.

3)  Recupero della sovranità monetaria (la moneta è emessa dallo Stato).

Il raggiungimento del terzo obiettivo (lo Stato emette moneta e ne garantisce con la sua autorevolezza la circolazione) e che ha come premessa la realizzazione dei primi due obiettivi, rende realistica la concretizzazione di altri traguardi che richiedono ingenti risorse economiche
e cioè:

4)  Creazione di posti di lavoro qualificati anche attraverso la rinazionalizzazione delle imprese strategiche [quelle, per inciso svendute, per quattro soldi, dai prezzolati complici nostrani (annidati in buona parte nel «nuovo» partito di Veltroni (1) ed oggi debitamente messi in soffitta per la campagna elettorale) ai «poteri forti internazionali» con le «privatizzazioni». C’è qualche giudice che si degni di scovare i profitti dei «privatizzatori», certamente migliaia di miliardi?
Non è sospetto l’accanimento col quale Prodi, Veltroni, Padoa Schioppa e Di Pietro insistono per vendere Alitalia?].

5)  Ripresa della costruzione di infrastrutture e di opere pubbliche.

6)  Creazione di una Banca Nazionale (vera) che eroghi mutui, a tasso zero, agli italiani che  non hanno la casa di proprietà e prestiti personali, a tasso zero, agli italiani indigenti o a chi voglia iniziare o voglia potenziare attività imprenditoriali che creino lavoro e benessere.
Ciò concorrerebbe anche a disarticolare l’attuale sistema bancario usurario.

7)  Sanità e scuola gratuite per tutti gli italiani.

8)  Riduzione del prelievo fiscale ad un massimo complessivo del 10% per i privati e del 20% per le imprese [rimuovendo il mantra della sinistra: «Dove trovare i soldi per ridurre le tasse?»; la domanda corretta dovrebbe essere invece: «dove non trovare i soldi» per ridurre le tasse, perchè i soldi sono dei cittadini e non proprietà dei famelici politici].

9) Costruzione di centrali nucleari per liberare il Paese dalla schiavitù energetica e drastica riduzione del prezzo del carburante, in prevalenza composto da tasse [quasi il 70% del prezzo pagato dal consumatore].

10) Politica di incremento demografico con sostegno economico alle famiglie per ogni figlio.

11) Ripopolamento delle aree agricole attraverso incentivi.

12) Costituente, abolizione della presidenza della repubblica, abolizione della Corte Costituzionale, premierato.

13)  Riduzione del numero dei deputati ad un massimo di 150, che si riuniscono solo quando c’è da legiferare.

14)  Abolizione del Senato a favore di un organismo rappresentativo delle categorie produttive e sociali.

15)  Abolizione delle Regioni, delle Province e dei consigli di zona.

16)  Blocco totale dell’immigrazione e rimpatrio degli elementi delinquenziali.

17) Lotta senza quartiere alla delinquenza organizzata e non.

18) Epurazione nella magistratura degli elementi politicizzati, risultato di una cinquantennale e scientifica infiltrazione da parte delle forze di sinistra.

19) Fusione, in un’unica arma, scremata degli elementi massonici e antinazionali, di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Servizi Segreti, sotto la guida dei Carabinieri.

Per  quello che riguarda la questione morale il programma prevederebbe il:

20) Ripristino della centralità della Chiesa cattolica apostolica romana, «senza la quale non si fa nulla».

21) Abolizione del divorzio per chi sceglie di contrarre il matrimonio; nessun diritto civile e sociale per le coppie che decidono invece di convivere.

22) Penalizzazione dell’aborto.

23) Penalizzazione di ogni tipo di droghe e della pornografia.

24) Penalizzazione dell’omosessualità, se ostentata, e riduzione di essa ad un fatto privato, clandestino, oggetto però della riprovazione da parte dello Stato.

Siamo ovviamente in una dimensione onirica in quanto non esiste un leader con tali obiettivi, ciò ancora per ignoranza, condizionamento mentale, paura, ambizione, interesse ed avidità.
Il summenzionato programma è realmente antagonista a quelli, quasi simili sulle questioni nodali, dei due attuali competitori (2) Berlusconi e Veltroni, quest’ultimo con le orride appendici di Di Pietro/Mercedes (3), dei radicali e della sinistra arcobaleno.
Vediamo perché, partendo dalla sinistra.

Scrivevamo, (scusate l’autocitazione) prima delle elezioni dell’aprile 2006 (il 9 aprile 2006, per la precisione): «Per l’Ulivo lo scontro è epocale; la vastissima clientela di nullafacenti [si calcola in circa 5 milioni di persone: parte dei dipendenti pubblici, alti dirigenti delle istituzioni, sindacalisti, imprenditori (la prima fila di Confindustria e imprenditori che vivono di sussidi e ‘favori’ statali) funzionari di partito, ‘artisti’ di regime (attori, cantanti, registi, produttori, etc.)] abituata, dal dopoguerra, a vivere alle spalle di chi lavora veramente, non può reggere altri 5 anni di opposizione, pena il doversi trovare un lavoro vero».
Meno di 2 anni di regime ulivista, ora mascherato dal «nuovo» partito di Veltroni, hanno saziato solo in parte la fame di chi, come dice Blondet, i soldi dallo Stato li prende; è certo che, come sostiene Prodi, «hanno risanato i conti»… però i loro; in queste ultime settimane prima del voto stanno scappando razziando anche la cancelleria.

La deriva liberal liberista e filousraeliana della sinistra si mostra oggi in tutta la sua evidenza come esito coerente di una ideologia che aveva preso come pretesto, per ottenere il disfacimento morale della società, il dramma dello sfruttamento dei lavoratori (4); come ha infatti ben evidenziato Marcello Veneziani nel suo libro sul Sessantotto le conquiste di quella vera e propria rivoluzione non sono state certo sociali, ma sono state il divorzio, l’aborto, la libertà sessuale, l’omosessualità, la pornografia, la droga, tutte frutto dell’ateismo di base del marxismo-leninismo.
Quanti ingenui (dando per autentica la buonafede) nel mondo cattolico, con in testa i cosiddetti «preti operai», i «teologi della liberazione», i vari Dossetti, don Milani, David Turoldo, tutta la sinistra DC, si rammaricavano che nel comunismo ci fosse anche l’aspetto del materialismo dialettico?

Nelle fabbriche la sensibilità nei confronti di vizi borghesi (in passato aristocratici) quali il divorzio, l’aborto, la libertà sessuale, l’omosessualità, la pornografia, la droga, è sempre stata piuttosto scarsa, così come lo è sempre stata in ambito popolare; chi doveva pensare a lavorare per far vivere sé e la propria famiglia non ha mai avuto tempo per queste oscenità.
Con siffatte forze, prima molto scarse, oggi forse maggioranza, non si sarebbe potuta fare la rivoluzione comunista; e si è così arrivati agli oltre 200 milioni di vittime del comunismo per avere non un «paradiso in terra», una società giusta, opulenta, idilliaca, ma fame come nemmeno è stata patita in periodi di carestia presso popoli dell’Africa subsahariana.
Un buon numero di leader del partito di Veltroni ha condiviso questa ideologia, abbandonata prontamente una volta caduta la protezione della casa madre URSS.

Per quanto riguarda Berlusconi e il suo partito condividiamo le perplessità di Blondet, ma anche (alla Veltroni…) l’opinione di gran parte dei lettori che ritiene non si possa essere neutrali; [uno per tutti Antonio A., di Trieste: «Sono d’accordo sull’analisi, non sulla soluzione. L’astensionismo, la scheda bianca o il voto nullo non sono mai serviti a niente. Chi viene eletto da chi vota se ne frega altamente del non voto. Tutt’al più se il fenomeno del non voto è imponente compare qualche analisi dei vari sociologi sulla grande stampa e in TV e poi tutto torna come prima… Non insistere sull’astensionismo ma indicare un possibile voto alternativo, comunque mai collegato con Beppe Grillo, uomo legato ai Servizi in doppia corda»; da un altro lettore, FT, Grillo è definito «un comico sul libro paga di Soros»].
Nulla cambierebbe, in caso di eventuale vittoria del centro destra per quanto riguarda i drammi di divorzio, aborto, omosessualità, droga, etc. (la difesa dei cosiddetti valori morali); lo stesso vale per la stretta dipendenza dai cosiddetti «poteri forti internazionali»; il centro-destra non differisce in nulla dal centro sinistra, anzi probabilmente è peggio.

Berlusconi è la prima vittima, in termini di consenso elettorale, del suo network informativo (le televisioni, la stampa quotidiana e periodica, le case editrici): c’è una stretta relazione tra l’operato dei vari Ferrara, Mentana, Rossella, Costanzo, De Filippi, Cecchi Paone, Platinette e l’incremento del voto per l’Ulivo.
Le sue televisioni hanno devastato e devastano moralmente la società.
Ha inoltre per alleati i mandatari dei «poteri forti internazionali»: Fini, Alemanno, Gasparri, Bondi, Frattini, Nirenstein, che comunque paralizzerebbero una azione volta a perseguire l’interesse nazionale.
Anche Berlusconi ha inoltre la sua «castina», non ancora casta a pieno titolo per incapacità e scarsa pratica (con l’importante eccezione del potere coagulato, soprattutto in Lombardia, attorno alla Compagnia delle Opere, casta che non teme confronti con nessun gruppo di potere).
Si è liberato, ed è un punto a suo favore, del banalissimo ed infido Casini (il moderatismo è la tomba della verità).
Può  valorizzare al massimo personaggi validi come Castelli e Tremonti.

La differenza abissale tra i due schieramenti riguarda però l’economia: il centro sinistra pensa che la società sia al servizio dello Stato mentre Berlusconi (meno i suoi alleati) pensa che lo Stato sia al servizio della società.
Se vincesse Berlusconi (e non è affatto sicuro perché il gruppo di potere e di interessi attorno a Veltroni è fortissimo) cesserebbe una persecuzione fiscale degna della rivoluzione culturale maoista, tornerebbero fiducia, un po’ di entusiasmo e quindi di voglia di intraprendere.
Tornerebbe la libertà di vivere (banalmente anche di costruirsi un box doccia in casa senza chiedere il permesso alla sinistra, che si ritiene padrona anche in casa dei cittadini).
Ma soprattutto, e scusate la banalità - non sono tempi per sottilizzare -, potremo almeno mangiare (stava diventando sempre più difficile con la sinistra al governo).

Fabio de Fina



permalink | inviato da Michele Pisano il 27/3/2008 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Napolitano dal Cile
post pubblicato in Gov. Berlusconi, il 20 marzo 2008


 SANTIAGO DEL CILE - «Coloro che fanno politica concretamente, a qualsiasi schieramento appartengano, devono compiere uno sforzo per comprendere le ragioni della disaffezione, del disincanto verso la politica e per gettare un ponte di comunicazione e di dialogo con le nuove generazioni». È questo l'appello lanciato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato ha incontrato i giornalisti prima di lasciare il Cile, dopo una visita durata cinque giorni. Non si possono lasciar correre, ha aggiunto Napolitano, «cose che si leggono qua e là e rappresentano i parlamentari come una specie di fannulloni avidi», perchè «forse ci sarà qualcuno che penserà che il Parlamento tanto vale chiuderlo. Bisogna reagire - ha concluso - a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo».

«IL VOTO NON È MAI INUTILE» - Duro il monito di Napolitano sul "voto inutile". «Il voto non è mai inutile», ha detto il presidente della Repubblica. «Ciascuno - ha aggiunto - dà il voto, secondo la sua valutazione, il suo giudizio, al partito che ritiene più vicino, più affine, o più importante ai fini del rinnovamento politico del Paese». Il presidente ha altresì espresso la preoccupazione per i bassi livelli di afflusso alle urne, domenica sera, in Francia, per le comunali. «Si è toccato - ha detto - il livello storico più basso. Nessuno è in grado di prevedere quel che succederà in Italia. Sentiamo però che nei confronti della politica, c'è una difficoltà di comprensione, un distacco e anche un elemento di pregiudizio abbondantemente inoculato da cose che si leggono qua e là. Bisogna reagire a questi fenomeni che un tempo si sarebbero chiamati di qualunquismo».





permalink | inviato da Michele Pisano il 20/3/2008 alle 13:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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